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da "LO SCARPONE" novembre 2003

QUI CAI. Attività, idee, proposte

A SCUOLA CON IL CLUB DEI 4000

Una vivace serata della montagna con il coro "Le voci dell'Alpe" di Parma e con le diapositive della guida Fabrizio Manoni sulla prima assoluta dell'integrale della cresta sud del Nevado Copa (6188 m) in Perù ha concluso il 2 agosto a Macugnaga i corsi del Club dei 4000 che si sono svolti presso il rifugio Zamboni-Zappa (2070 m): sei giorni di vita alpinistica per i quindici allievi del 30º corso d'introduzione all'alpinismo e del 27º corso di alpinismo nell'incantevole scenario "himalayano" della parete est del Monte Rosa (nella foto).

I corsisti hanno approfondito le tecniche su roccia, ghiaccio e misto, le manovre di sicurezza e autosoccorso e hanno effettuato la rituale scalata di fine corso con le guide di Macugnaga. Gli amici di Club si sono ritrovati ancora una volta in settembre, in una splendente giornata di sole, per il 40º raduno annuale presso il rifugio Zamboni-Zappa. Dopo la messa officiata da don Maurizio, parroco di Macugnaga, il presidente Nino Mascaretti ha illustrato l'attività sociale dell'anno 2002-2003 e ha effettuato le premiazioni di alcuni soci. Poi tutti a gustare un ottimo pranzo al rifugio.


AMICI DELLA MONTAGNA.
Macugnaga celebra Buscaini

Gino è tornato al "suo" Monte Rosa
di Alessandro Giorgetta

14 settembre 2002, passo di Costalunga.
Una splendida giornata di fine estate: Gino Buscaini viene colto da un improvviso malore e, nonostante la pronta assistenza, muore all'ospedale di Trento per un aneurisma secco.

La cerimonia alla Chiesa Vecchia di Macugnaga per l'inaugurazione della lapide dedicata a Gino Buscaini che nella foto viene ricordato dalla moglie Silvia. A destra Teresio Valsesia, a sinistra il presidente della sezione di Varese Vittorio Antonini (Foto A. Giorgetta)

14 settembre 2003, Macugnaga.
Un'altrettanto splendida giornata di fine estate: il Monte Rosa appena intonacato da una recente nevicata riacquista la sua dignità glaciale. Nel cimitero della Chiesa Vecchia viene scoperta una lapide a ricordo di Gino. La decisione di ricordarlo così è dovuta a Silvia Metzeltin e agli amici della sezione di Varese, città natale di Gino, con il pieno appoggio di Teresio Valsesia, sindaco di Macugnaga.
Dopo la tradizionale messa per i caduti del Monte Rosa, la cerimonia viene celebrata alla presenza di una folla attenta e commossa e dei dirigenti del CAI nazionale (il presidente generale Gabriele Bianchi, i past president Bramanti e Priotto, il consigliere centrale Valeriano Bistoletti) e di quelli della sezione di Varese. Valsesia ricorda come il cimitero della Chiesa Vecchia, con le sue lapidi dedicate a personalità della montagna, rappresenti una viva testimonianza della storia dell'alpinismo, scritta sulle pareti del Monte Rosa e sulle montagne del mondo. Tale forma di commemorazione non può che spettare a Buscaini a pieno diritto. Vittorio Antonini, presidente della sezione di Varese, mette in evidenza come il Monte Rosa sia da sempre il terreno di gioco privilegiato di generazioni di alpinisti varesini, e come Gino l'abbia scelto proprio per iniziare la sua straordinaria carriera alpinistica agli inizi degli anni '50, e ne ricorda le prime ascensioni compiute in solitaria o con amici di Varese, tra i quali Bistoletti e Bisaccia. Bianchi fa a sua volta presente come il club alpino abbia riconosciuto i grandi meriti alpinistici e culturali di Gino, che ha diretto per oltre trent'anni la collana della Guida dei Monti d'Italia, nominandolo socio onorario del sodalizio insieme con la Metzeltin, sua compagna nella vita, sui monti, nella cultura. Come ricorda il presidente generale, Buscaini fu anche l'autore del volume dedicato al Monte Rosa, capolavoro fra tutti i validissimi titoli della collana.
Silvia ha infine ringraziato i presenti per la testimonianza di amicizia e di affetto. Di Gino ha sottolineato come il profondo senso di giustizia sociale lo abbia sempre spinto a rivolgere una particolare attenzione ai più umili e riservati, le imprese dei quali sono rimaste oscure o passate inosservate, e come con altrettanta umiltà abbia sempre cercato di apprendere quanto di più essenziale la gente di montagna aveva da comunicare.

Il contenuto di questa pagina è tratto dal numero di novembre 2003 de "LO SCARPONE" e viene pubblicato per gentile concessione del Club Alpino Italiano. Riferimento: www.cai.it

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