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Ritrovare l'orgoglio delle proprie radici montanare sembra uno dei grandi temi
che i residenti delle vallate alpine dovranno affrontare e risolvere a breve
termine. Si tratta di un impegno necessario non solo per sopravvivere nelle
comunità in quota, ma anche per cercare di dare una svolta all'economia
"viziata" da un boom dello sci che rimane solo un bel ricordo. Ma come
ristabilire nei giovani gli equilibri compromessi dalle sirene del turismo
invernale e da una sottocultura consumistica dilagata dalle città, sgorgata dai
televisori perennemente accesi per spezzare la monotonia? Il tema dello
spopolamento montano è tra quelli che più stanno a cuore a Luigi Zanzi,
antropologo dell'Università di Pavia e profondo conoscitore dei problemi delle
società alpine, e non è stata casuale la sua scelta di una località incantevole
e appartata come Macugnaga, e di una festa che tutti gli anni in estate viene
dedicata a San Bernardo, il più montanaro dei santi, per "allestire" un convegno
sul difficile argomento con un impegno preciso: cedere la parola ai giovani
contrapponendo le esigenze di chi ancora resta ancorato alla montagna e di chi
se ne allontana per migliorare in città la sua condizione sociale.
Sostenuto dalla vivace dialettica dello studioso varesino e dall'arguta
bonomia di Rolly Marchi, il simposio dedicato al tema "Walser: ultima migrazione
o estinzione?" resta probabilmente uno dei momenti più significativi dell'Anno
delle montagne che ci siamo lasciati alle spalle. Un buon proposito sarebbe di
considerarlo come un punto di partenza per una ricerca di nuovi sistemi economici
nati da quella connessione tra cultura, agricoltura e turismo che Reinhold
Messner teorizza nel recente e bellissimo libro "Popoli delle montagne" (Bollati
e Boringhieri) come base per la sopravvivenza nelle zone montane. Se ne
riparlerà.
Intanto, a Macugnaga, a sostenere le ragioni di chi preferisce ancorarsi alla
sua valle c'erano due giovani nati e cresciuti ai piedi della severa parete Est
del Monte Rosa. Fiero della sua divisa di guida alpina, Fabio Jacchini ha
raccolto l'eredità di una dynasty di professionisti dell'accompagnamento in
montagna, consapevole di godere del privilegio di una certa esclusività "perché
di giovani che vanno in montagna sembra non ne esistano più". Più schivo,
Silvio
Pella ha raccontato della sua vita di contadino a sua volta erede di una
tradizione familiare, del suo misurarsi con le stagioni e con l'altalenante
clientela che d'estate assorbe i suoi prodotti direttamente sul posto, mentre
d'inverno lo costringe a caricare i formaggi su un furgone per andarli a vendere
nei mercati di pianura.
Da sinistra Fabio Jacchini e
Silvio Pella. Jacchini appartiene a una rinomata "dynasty" di guide alpine di
Macugnaga. Pella ha scelto la strada dell'agriturismo in valle Anzasca
continuando a sua volta l'attività agricola iniziata dalla famiglia.
Due scelte di vita indubbiamente impegnative quelle di Fabio e di Silvio ai
quali sono andate meritatamente le Insegne di San Bernardo. Ma anche due
interessanti punti di riferimento per i giovani montanari che scelgono di
studiare in città senza avere un progetto concreto che li leghi alla loro terra:
giovani, questi ultimi, che il professor Zanzi ha spronato a puntare su idee e
progetti innovativi, su un futuro tutto da inventare. E inevitabilmente nel
dibattito sono risuonate le parole di Messner, grande amico ed estimatore di
Zanzi. "Ciò che sono riuscito a realizzare a Juval grazie alla connessione tra
cultura, agricoltura e turirmo", ha detto Reinhold, "credo sia possibile anche
in altre zone montane. Vale la pena quindi di cercare di arrestare l'esodo dalle
montagne e trovare nuovi sistemi economici, nuove forme di benessere che la
montagna può offrire". Tra queste forme di benessere va considerato, come ha
sottolineato Zanzi, un turismo debitore all'agricoltura, non solo per via dei
prodotti enogastronomici di montagna che rappresentano una punta d'avanguardia
nel campo delle produzioni di qualità, ma soprattutto per la funzione di
organizzatrice del paesaggio che l'agricoltura rivendica. Numerosi e assai
validi sono gli esempi di turismo alpino coordinato con il settore agricolo
locale. Uno fra tanti: un imprenditore svizzero ha raccontato durante un
convegno della Commissione per la protezione delle Alpi (CIPRA) come la "Strada
del formaggio", costruita nell'ambito del progetto "Vita e natura nel
Bregenzerwald", sia riuscita a creare un'immagine accattivante e solide
prospettive di sviluppo in un'intera regione affetta da cronici problemi di
pendolarismo. Un esempio fra i tanti a cui i giovani imprenditori di montagna
possono ispirarsi, o magari copiare di sana pianta. Ma con un indispensabile
presupposto. Devono essere previste forme di incentivazione per favorire lo
sviluppo del settore e gli investimenti necessari per il recupero di maggenghi,
alpeggi, sentieri, strade di montagna, e per rendere desiderabile l'agricoltura
come professione in rapporto anche agli standard di reddito e qualità della
vita. Solo così sarà possibile mettere un argine allo spopolamento o, peggio,
all'estinzione delle attività umane in montagna. |