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Una montagna dall'umore bizzarro: a volte paciosa e mansueta nel tepore dei
suoi tramonti infiammati... altre volte rude e grifagna nei suoi mortali
abbracci, terribile altare di umani sacrifici. Con queste parole Adolfo
Pascariello spalanca le pagine di un imponente volume dedicato al Monte Rosa (e
rosa antico è il colore del cofanetto che racchiude questa preziosa edizione).
Allo stesso tempo apre i cancelli di un paradiso incomparabile che gli umori del
tempo possono trasformare in un inferno come conferma il titolo, "Una
raffica di vento".
Dopo aver dato ne "La corda d'argento" un saggio della sua vena di narratore
e di conoscitore del Monte Rosa, Pascariello (medico e scrittore di Varallo
Sesia) ripercorre ghiacci e sentieri che gli sono familiari aggiungendo alle
fotografie di Gianfranco Bini e di Giuseppe Simonetti il tocco magico della sua
prosa. Come quando si misura con la severa Dufour che per anni "lo ha tenuto a
distanza in modo scontroso" strappandogli per giunta amici tra i più cari; o
come quando rievoca la vecchia capanna Margherita, "piccolo nido dove il mio
cuore ha imparato a volare".
Il volume, pubblicato da "Lassù gli ultimi" (località Ouse 1, Champorcher,
AO), è probabilmente uno dei più eloquenti omaggi a questa montagna che
nell'Ottocento tanto affascinò i viaggiatori inglesi e che oggi più che mai
lancia il suo messaggio ammaliatore quando riesce ad emergere dalle brume della
pianura padana. |