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da "LA RIVISTA" lug-ago 2004
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Alpinismo - MONTE ROSA
Traversata
dei camosci
In Valle Anzasca, nell'ambiente maestoso del Monte Rosa, una suggestiva
traversata d'alta quota, lungo la costiera di confine tra Italia e Svizzera
Testo e foto di Tonino Piccone
La Valle Anzasca Coronata da cime possenti, la Valle Anzasca è una diramazione della
Val d'Ossola e prende il nome dal torrente Anza che l'attraversa per tutta la
sua lunghezza: è questa la valle che conduce alla parete est del Monte Rosa, la
più elevata d'Europa. Il borgo di
Colombetti Da Piedimulera la strada si alza ripida su dirupi al margine di profondi
precipizi; prima di Castiglione appaiono i caratteristici tetti di pietra, le
piode, delle poche case di Colombetti, antichissimo villaggio perfettamente
intatto, con archi e loggiati. Poco distante, incorniciato fra i verdi fianchi
della valle, appare il paese di Castiglione d'Ossola, con aspetti storici
interessanti: chiese, cappellette, antichi torchi, forni e mulini ad acqua.
In fondo al baratro, tra fittissimi boschi e gole impervie rumoreggia l'Anza. La
strada prosegue pianeggiante sino ai Molini; a sinistra si apre la selvaggia Val
Segnara, un tempo ricca di alpeggi, che mette in comunicazionie con la
Valstrona. Sul greto del fiume sorge il seicentesco Santuario della Madonna
della Gurva, innsigne monumento nazionale. |
Nei pressi di Pontegrande, così chiamato dal ponte sull'Anza, si ammira una
bella cascata, e poco distante sorge Bannio, antico capoluogo della valle.
Segue un rettilineo che conduce a San Carlo. dominato dalla grandiosa
parrocchiale. Sui fianchi scoscesi della montagna si aprono alcune antiche
miniere aurifere denominate "Miniere d'oro dei Cani" a ricordo del dominio di
Facino Cane, capitano di ventura del duca di Milano.
Si arriva a Vanzone, borgo risalente all'epoca romana, con ben conservate
palazzine settecentesche.Santuario della Madonna della Gurva
La strada sale fra fitte boscaglie; sul versante opposto un fitto e ininterrotto
bosco di abeti ricopre i ripidi crinali.
Superato Borgone, Ceppo Morelli e Campioli, un tempo importante centro
minerario, e attraverso una gola contornando il "Morghen", un roccione che
sembra chiudere la valle, si raggiunge un alto pianoro sul quale si estendono,
con la loro antica e radicata cultura Walser, le frazioni di Pestarena, Borca,
Fornarelli, Motta, Isella, Staffa e Pecetto che costituiscono il comune di
Macugnaga. |
Da qui si godono panorami amplissimi e di straordinaria suggestione sulla valle
e sulla corona delle cime innevate, specialmente all'alba quando il sole le
infiamma in un tripudio di luce vivissima.
L'alba sul Monte Rosa
Pestarena (ove vi era la maggiore concentrazione aurifera della Valle Anzasca,
già conosciuta dai Celti e dai Romani) ha avuto un lungo periodo di intensa
attività estrattiva, con alterne fortune, protrattosi sino all'inizio degli
scorsi anni Sessanta, quando le miniere vennero definitivamente chiuse. A Borca,
quasi di fronte alla cascata del torrente Quarazza, la visita guidata alla
miniera della Guja consente di ammirare gli antichi affioramenti e di ricondurci
almeno in parte alla sua storia millenaria. Nei pressi ha sede un piccolo museo
"Casa Walser" che raccoglie utensili e attrezzi tipici a testimonianza
dell'antica cultura contadina.
Dove la valle è più aperta sorge Staffa, il nucleo abitativo più antico, in un
severo paesaggio rivestito da abetaie e lariceti; qui, in una ristrutturata
costruzione di fine '700 è ricavato un piccolo museo dedicato alla montagna, che
raccoglie testimonianze e cimeli relativi alla storia alpinistica del Monte
Rosa. |
Infine, eccoci a Pecetto, ultimo agglomerato urbano, che vanta un'antica casa
Walser, oggi monumento nazionale; il paese si allunga a ridosso del versante
orientale del massiccio del Monte Rosa, che incombe con una grandiosa parete di
roccia e ghiaccio. Sono 2400 metri di ininterrotto strapiombo, dove scaricano
fragorose le valanghe e che ricorda le grandi pareti himalayane, culminando con
la Punta Gnifetti, la Zumstein, la Nordend, la Dufour, fino a 4634 metri di
altitudine.
Su questa famosa parete, attrazione del luogo, ieri come oggi, sono tracciati
gli itinerari più impegnativi, qui si è cimentato il "gotha"
dell'alpinismo
internazionale, da Imseng a Mattia Zurbriggen, da Devies a Herzog, da Buhl a
Bonatti a Gogna, aprendovi difficili vie di salita: nuove, invernali o
solitarie.Cultura materiale a Staffa
A Macugnaga, come in altre località dell'area alpina, sul finire del 1200 si
stabilì una colonia vallesana di origine tedesca, i Walser. Dall'alta valle del
Rodano, attraverso le alte giogaie del Rosa, essi colonizzarono a ridosso delle
nevi e dei ghiacciai i pianori d'alta quota e la conca dell'odierna Macugnaga,
nella quale la cultura vallesana sopravvive negli usi, nel linguaggio e
nell'austero costume femminile impreziosito da ricami in oro, oltre ai nuclei
delle antiche baite dalla caratteristica architettura. Costruite in legno di
larice ad incastro su una base in muratura e con i tetti largamente sporgenti
ricoperti di pietra, si possono ammirare a Isella, a Pecetto e presso Chiesa
Vecchia, dove quest'ultime risalgono al '600. |
Di fronte al cimitero, dove in semplici tombe riposano famose guide e alpinisti,
alza ancora le sue immense fronde il Vecchio Tiglio, uno degli "alberi
patriarcali del mondo",
che è un po' il simbolo di Macugnaga; all'ombra di
questa pianta, che si ritiene abbia settecento anni, vennero trattati per secoli
gli affari comunali e commerciali della comunità Walser.
L'abitato, pur rinnovato in gran parte, ha mantenuto per quanto possibile la
struttura tipica, tenendosi lontano da certe mostruosità edilizie che purtroppo
affliggono oggi tanti centri alpini, conciliando le esigenze moderne con la
salvaguardia dell'ambiente, riscoprendo le antiche tradizioni e valorizzando le
testimonianze del passato.L'elegante
costume di Macugnaga
I terrazzamenti e i prati, che superbamente si ammantano di fiori ad ogni
ritorno dell'estate, una volta non esistevano: la bellezza di questa conca
verdeggiante è infatti il risultato di una lunga storia di fatica dei coloni
della montagna più impervia; è la storia dei Walser.
Ma chi arriva nella valle di Macugnaga finisce quasi sempre per tornarci, anche
per decenni, affascinato non solo da una natura ancora intatta, ma soprattutto
dall'atmosfera, fatta da magici silenzi, che regna in questo paesaggio da fiaba. |
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Un po' di storia
L'itinerario qui suggerito è una traversata internazionale d'alta
quota, poiché la costiera che si alza da Macugnaga segna il confine
italoelvetico.
All'inizio
della bella stagione l'escursione non presenta particolari difficoltà, mentre in
estate avanzata, a causa dei crepacci che affiorano, occorre una certa
precauzione.
In caso di maltempo (con la nebbia soprattutto), la traversata può diventare
impegnativa e pericolosa, anche se alcuni ometti di sassi facilitano
l'orientamento; è comunque indispensabile avere dimestichezza con l'uso dei
ramponi e a procedere in cordata.
Un ripido tratto del
ghiacciaio del Seewjinen
La lunga costiera di frontiera che dal Passo del Moro porta alle Cime di
Roffel era già percorsa all'inizio del '700 dai pellegrini vallesani che da
Zermatt, attraversando quelle creste elevate e quasi sconosciute, si recavano in
devozione al Sacro Monte di Varallo Sesia.
Nei decenni successivi furono invece i cacciatori di camosci a percorrere gli
erti sentieri, che con l'andare del tempo vennero però abbandonati e
completamente dimenticati. |
A riportarli d'attualità fu nel 1920 la guida Clemens Imseng, che con alcuni
compagni percorse la traversata sino alle Cime di Roffel, seguito nel 1937 da
Ezio Calcaterra con la guida Saverio Zurbriggen i
quali
effettuarono la discesa dalla Bocchetta di Stenigalchi al nevaio sottostante,
nel versante italiano.In prossimità
della cresta, confine di stato
Alla fine degli scorsi anni Sessanta la guida Luciano Bettineschi con
Augusto Bazzaro raggiunsero il rifugio Sella dal passo del Monte Moro,
ripercorrendo in parte l'antico passaggio dei pellegrini.
Da allora l'itinerario fu chiamato "Traversata dei camosci". |
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Informazioni utili
Come
arrivare
Sulla superstrada Gravellona Domodossola, l'uscita più comoda è quella di
Piedimulera; oppure dalla statale n. 33 del Sempione, all'altezza di
Piedimulera, si percorre la statale n. 549 della valle Anzasca sino a Staffa e
all'ampio piazzale della funivia.
Cascata d'inverno
Punti di appoggio
Macugnaga Staffa (1327 m), noto centro turistico, dispone di ampie
possibilità di sistemazione. Si può inoltre pernottare al Rifugio G. Oberto
(tel. 0324.65544), che sorge a poca distanza dalla stazione superiore della
funivia.
Rifugio Eugenio Sella (tel. 0324.65491), nei pressi del ghiacciaio di Roffel.
Rifugio Ghiacciai del Rosa (tel. 0324.65467) al Belvedere.
Rifugio Zamboni Zappa (tel. 0324.65313), all'Alpe Pedriola, a quaranta minuti
dal Belvedere. |
Carte e guide
Il territorio è compreso nelle carte dell'IGM (Istituto Geografico
Militare), Carta d'Italia, scala 1:25.000, F.29, Tav. Macugnaga.
Istituto
Geografico Centrale, scala 1:50.000, F.10, Alagna Valsesia e Macugnaga. Carta
Nazionale Svizzera, scala 1:25.000 Zermatt, F.1348; Monte Moro, F.1349.
Sulla cresta Stenigalchi, nello sfondo le piramidi delle Cime di
Roffel
Un testo basilare per le cime intorno al Rifugio Sella è la guida, realizzata
da un profondo conoscitore del Monte Rosa: Teresio Valsesia, "Un rifugio e otto
montagne", Macugnaga 1973. T. Valsesia, Pellegrinaggi d'altri tempi attraverso
il Monte Rosa, Rivista Mensile del C.A.I., Milano 8/1968. G. Buscaini, Monte
Rosa, Guida dei Monti d'Italia, CAITCI, Milano 1991. T. Piccone, "Macugnaga, un
paese da fiaba", Italia Turistica, n. 225, Padova 1999. |
Indirizzi utili
IAT Ufficio Informazione e Accoglienza Turistica di Macugnaga (tel./fax
0324.65119). Ufficio Guide e Soccorso Alpino (tel. 0324.65170). Museo "Casa
Walser", a Borca (tel. 0324.65056). Museo storico (municipio, tel. 0324.65009).
L'itinerario

Traversata dei camosci Staz. sup. funivia / rif. Oberto (2810 /
2796 m)
Bocchetta di Stenigalchi (3345 m)
Rifugio Eugenio Sella (3029 m) Dislivello: 580 m (in salita),
350 m (in discesa).
Tempo di percorrenza: ore 4.00
Difficoltà: EEA, indispensabili corda, piccozza e ramponi. È
consigliabile prendere la prima corsa della funivia che da Macugnaga sale al
Passo del Monte Moro (2810 m) e, dopo venti minuti, si inizia a camminare per un
sentiero che sale dapprima diagonalmente verso sinistra e che, in seguito, è
scavato nella viva roccia della parete terminale del Monte Moro.
Raggiunta la Bocchetta di Galkerne (2904 m), si prosegue entrando in terrotorio
svizzero per lingue di neve e salendo per sfasciumi rocciosi si perviene ad un
grosso ometto fatto di pietre (q. 3000) situato al limite del ghiacciaio
(ore 0.45). L'anfiteatro glaciale del Seewjinen e dello Schwarzberg appaiono da
qui in tutta la loro grandiosità.
Si attraversa in leggera salita costeggiando le rocce del Corno di Seewjinen e
si prosegue parallelamente alla cresta di frontiera, di fronte ai numerosi 4000
del Vallese: lo Strahlhorn, l'Allalinhorn e, più lontana, l'imponente catena del
Mischabel. |
Tenendosi a valle del crepaccio terminale e sorpassato il Corno Rosso, si
rimonta la cresta e si
prosegue tenendosi alto sul ghiacciaio, facendo
attenzione ad un evidente crepaccio, lo si attraversa e si sale ripidamente alla
dorsale di confine dove inizia la Cresta Stenigalchi
(ore 1.30).
Dalla Bocchetta
Stenigalchi (3345 m), si scende nel dirupato vallone in territorio italiano
Si percorre l'aerea e nevosa cresta per alcuni piacevoli saliscendi, verso la
fine, in vista di tutta la Cima Orientale di Roffel (3478 m), caratteristica per
la sua forma piramidale, si percorre poi per detriti scoperti sino alla
Bocchetta Stenigalchi (3345 m; ore 0.30).
Qui, alla base del roccioso versante della Cima Orientale di Roffel, inizia
la discesa sul versante di Macugnaga, discesa che si presenta in un dirupato
canalone che a prima vista appare impegnativo. |
Si inizia per uno scivolo nevoso,
poi si traversa tenendosi sulla destra, procedendo con attenzione su rocce e
tratti instabili e sfruttando le comode sporgenze della parete (dalla bocchetta
corde fisse facilitano i passaggi più esposti rendendo il percorso mai
impegnativo) sino alla base di un canalino (corda fissa) che porta alla Sella
Bettineschi.
la sella Bettineschi
Si procede attraversando alcuni costoloni ricoperti da pietre e da instabili
detriti in direzione del vicino ghiacciaio.
Presso un ometto si sale sul ghiacciaio, che scende subito ripidamente; tenersi
sulla destra compiendo un ampio arco, ma sempre a conveniente distanza dalla
bellissime pareti meridionali della Cima Occidentale di Roffel (esiste il
pericolo di cadute di sassi dall'alto, infatti la conca glaciale ne è
abbondantemente cosparsa).
L'ambiente maestoso è dominato dalle strapiombanti pareti delle Cime di Roffel e
della colata di ghiaccio della Cima di Jazzi. |
Il rifugio Sella, che era già apparso, minuscolo, alla bocchetta, è ora ben
visibile al di là del ghiacciaio; arrivati al
centro
dell'anfiteatro glaciale ci si tiene sulla destra e, compiendo un ampio giro, si
punta alle rocce che delimitano la destra orografica del ghiacciaio.
Il rifugio Eugenio Sella (3029 m)
Qui, sopra un piccolo ripiano, a ridosso di una parete rocciosa della Punta
del Nuovo Weissthor, si eleva a 3029 metri il rifugio Eugenio Sella (ore 1.15;
tot. 4.00). |
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Discesa Rifugio Eugenio Sella (3029 m)
Belvedere (1950 m)
Dislivello: 1100 m (in discesa)
Tempo di percorrenza: ore 2.15
Difficoltà: E
Dal rifugio Sella il sentiero, decisamente ripido, punta in basso seguendo un
ampio gradone di detriti sino alla conoide nevosa del canalone del Nuovo
Weissthor.
Si attraversa diagonalmente il ripido nevaio il quale, frequentemente battuto da
valanghe e dalle frane, orla la base delle pareti dirupate della Cima di Jazzi.
Sui ripidi pascoli si riprende il sentiero, ora poco evidente, che attraversa un
rumoroso torrente che scende precipite; da qui il sentiero ora sempre più
evidente attraversa una macchia di bassa vegetazione dirigendosi verso i detriti
del ghiacciaio.
Si lascia sulla destra (segnale indicatore) il sentiero per il Bivacco Belloni e
si prosegue a sin. per poi attraversare il ghiacciaio ricoperto da enormi
detriti che porta alla stazione superiore della seggiovia del Belvedere (ore
2.15), che ci riporterà a Macugnaga.
La traversata può essere effettuata in una sola giornata; ma chi avrà un po'
di tempo in più non perda l'occasione di curiosare in questa valle, quasi
scenografica, prima di salire con l'ultima corsa della funivia, al rifugio G.
Oberto per pernottare e poter cogliere tutte le sfumature del tramonto e poi
dell'alba, in alta montagna.
Tonino Piccone
(Sezione di Guardiagrele) |
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Il contenuto di questa pagina è tratto dal
numero di luglio-agosto 2004 de "LA RIVISTA del Club Alpino Italiano" e
viene
pubblicato per gentile concessione del Club Alpino Italiano.
Riferimento:
www.cai.it |
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